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Una produzione
KAMERA FILM

THE PASSENGERS

UN FILM DOCUMENTARIO
DI
TOMMASO VALENTE E CHRISTIAN POLI

"le storie di chi sta cercando un posto da chiamare casa ma deviato dalle ferite della vita è ancora in viaggio"

in collaborazione con
Consorzio Sol.Co Ravenna
Instant Documentary
con il contributo della
Regione Emilia - Romagna Film Commission
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Con il sostegno di
CONFCOOPERATIVE ROMAGNA
BCC ravennate forlivese e imolese
Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Dimora
DIstribuzione 
EMERA FILM 

The Passengers  Italia 2021 90'
"Ci sono persone ancora alla ricerca di un posto nel mondo, viandanti segnati da storie dolorose che cercano un punto da cui ripartire: la casa. The Passengers racconta le loro storie e quella di  “Housing first”, una filosofia che mette l’abitare sociale al centro della propria azione. Nei racconti di convivenze spesso conflittuali, e nell’evocazione di tortuosi percorsi di vita, emerge il  senso di  una via possibile per il  reinserimento sociale di una fascia di emarginati."

SINOSSI Il territorio di Ravenna, sospeso tra la sua storia secolare e il recente sviluppo industriale, è una terra di conflitti e paesaggi rarefatti. È qui che si sviluppa l’azione di “Housing First”, una associazione che punta sull’abitare sociale come via per il reinserimento di persone in situazione di estremo disagio, sia esso psichico, economico o dettato da diverse dipendenze. The Passengers racconta le vicende di questi “viandanti senza meta”,  che trovano nelle abitazioni in cui convivono un punto di ripartenza per i propri cammini. Ogni casa vive quindi di molteplici piani di narrazione e di molteplici storie, da quella dell’appartamento stesso, in cui esplodono e si risolvono i conflitti quotidiani della convivenza, a quelle singole di ogni partecipante al progetto. Storie spesso dolorose, di sconfitte, perdite, cadute negli abissi di alcol e droga; ma anche storie di riscatto, nei percorsi che ognuno dei protagonisti della serie intraprende per trovare la propria via nel lavoro e nelle relazioni. I toni del racconto sono, di conseguenza,  a  volte  accesi,  nel  racconto  di situazioni di coabitazione che rischiano una deriva drammatica, altre volte concilianti, quando il  conflitto si  stempera e  la  possibilità di  una  vita  in  comune, e di un parallelo reinserimento sociale, diventa possibile.   A fare da contrappunto a questa “narrazione al presente” dei vari personaggi, tutta raccontata con un asciutto sguardo documentaristico, ci sono le backstory di ognuno di loro, i punti di partenza traumatici che li hanno portati fin qui. Illustrate da animazioni evocative, le voci  dei  protagonisti  riportano  a matrimoni falliti, a crisi aziendali in cui si è perso tutto, a maltrattamenti subiti in famiglia e a migrazioni da paesi del terzo mondo. Queste storie sono substrati psicologici di ogni partecipante al progetto, ma risultano essere anche le travi narrative che reggono la struttura drammaturgica della  serie:  l’ineluttabilità  del  peso  di  quei  vissuti  è  infatti,  da  un  lato,  un macigno difficile da portare, ma, dall’altro è il generatore delle passioni, dei sogni e delle speranze che si scontrano con la quotidianità e con la difficile convivenza con gli altri ospiti di “Housing First”.

NOTE DI REGIA Dopo un primo periodo di sopralluoghi negli appartamenti,  nella  fase preliminare di formazione dell'idea, abbiamo pensato che alla base del lavoro di scrittura devono esserci dei veri e propri laboratori con i testimoni. Da una parte il  guadagno della fiducia dei protagonisti attraverso la  spiegazione di quelli che sono gli obiettivi del film, per creare una consapevolezza chiara di come le loro storie e la loro immagine sarà trattata. Contemporaneamente abbiamo raccolto non solo le loro impressioni, a volte il loro scetticismo e altre l'entusiasmo, ma soprattutto le loro storie. Gli abbiamo dimostrato che eravamo lì anche e soprattutto per ascoltare e abbiamo circoscritto insieme quelli che erano i punti essenziali del lavoro comune. Questo perché pensiamo che un documentario del genere sia anche un'occasione per i nostri testimoni di avere una voce, di lasciare una traccia, insomma di esprimersi. È attraverso la nostra esperienza che questi momenti diventeranno poi il tessuto narrativo del film. Infatti questo lavoro ci ha suggerito  la  scelta  del  doppio  registro  stilistico:  quello  del  cinema  diretto,  del racconto del presente, legato principalmente alle relazioni negli appartamenti, alle problematiche della convivenza e al loro sviluppo; quello più costruito, del racconto delle loro testimonianze, delle storie del loro passato, dei loro sogni, delle loro aspettative, a volte romanzato, a volte teneramente inventato, altre dolorosamente trasposto in momenti di frustrazione o di disagio.   L’approccio linguistico/cinematografico di The Passengers si muove quindi su un doppio binario che è strettamente legato alla natura del soggetto. Le scelte fatte sono strettamente legate ai percorsi fatti con i testimoni. Il lavoro di preparazione, è lungo e particolarmente delicato. Nella fase dei sopralluoghi infatti, nasce l’idea specifica di approccio ad ogni personaggio, a  seconda delle storie che raccogliamo da lui e dalle dinamiche che vive all’interno dell’appartamento. La necessità di raccontare un percorso in  cui i  protagonisti, persone fragili che vivono condizioni di grave marginalità, cercano un posto nella società, un posto da chiamare casa, prevede una fortissima capacità di adattamento. La camera a spalla come scelta stilistica è dettata dalla priorità di catturare l’immediato per raccontare le storie del presente negli appartamenti. Il montaggio nervoso e “spurio”, che mescola interviste e sguardi in macchina con momenti di osservazione, serve a  restituire quanto più possibile la  crudezza di  alcuni passaggi di queste vite. Inoltre l’utilizzo eterogeneo di questi elementi ha lo  scopo  di generare nello spettatore il  senso di  immediatezza e  semplicità con cui i  testimoni si approcciano alla vita, di tenere traccia del processo, del dialogo tra autori e protagonisti e rivelare la  prossimità con cui queste storie scorrono, proprio accanto a noi. Parallelamente, però, la narrazione si apre ad elementi e storie che vengono elaborate in ricostruzioni animate in studio fatte con dei modellini, in stile “passo uno”. Queste arrivano direttamente dall'esperienza che abbiamo avuto con i  protagonisti in fase di conoscenza e di sopralluoghi, dopo un percorso che  può  essere considerato quasi laboratoriale, durante il quale abbiamo avuto modo  di guadagnarci la fiducia dei testimoni e abbiamo raccolto suggestioni e racconti riguardanti la loro vita passata. Scriveremo quindi dei veri e propri monologhi insieme ai protagonisti e saranno loro stessi a leggerli mentre sopra scorrono delle ricostruzioni.   Vogliamo ricostruire queste storie attraverso sequenze extradiegetiche, girate in maniera astratta e lavorando in modo sperimentale sul linguaggio. Principalmente utilizzando modellini, libri, cartine geografiche, oggetti ripresi in dettaglio o particolari di corpi ma anche illustrazioni, grafiche e riprese simboliche in esterni. Lo stile di queste sequenze è ovviamente artefatto, le inquadrature e la fotografia pulite, il risultato sarà quindi sostanzialmente opposto a quello delle sequenze che raccontano il presente. La  necessità di  coltivare ed  inserire questi momenti è quella di creare un livello non solamente di contrasto ma anche e soprattutto di interazione tra percezione e realtà. Inseguendo queste storie, che corrono sul limitare della verosimiglianza, vogliamo creare un altro livello del racconto che si distacchi, appunto, dalla realtà, che si sviluppi sul  piano  suggestivo dell'ironia e del grottesco, un contrappunto anche lirico nel quale avvicinarsi ad un  livello diverso e interiore dei personaggi. Se nelle sequenze di cinema diretto l'intimità scalfisce la scorza dura e spesso ispida che i protagonisti si sono creati per proteggersi, qui si crea un racconto interiore che si mescola con i sogni e le speranze. In questo modo vogliamo riuscire a restituire in maniera originale, moderna, innovativa e soprattutto appetibile al pubblico uno  spaccato  della società che non è affatto marginale. Tommaso Valenti & Christian Poli

CHE COSA E' HOUSING FIRST La serie documentaria è dedicata ai partecipanti del progetto di abitare sociale Housing First di Ravenna. Quest'ultimo è un modello nato in Nord America e oggi diffuso anche in molti paesi europei, che si pone l'obiettivo di percorrere una via diversa per l'accoglienza dei senza dimora, esterna ai meccanismi consueti dei servizi sociali, nei quali spesso la casa è il punto di  arrivo e  non  quello di partenza. Che si chiami At home/Chez Soi come in Canada, Un Chez-Soi d'abord come in Francia, Casas Primero come in Portogallo e così via, i principi fondamentali  del  progetto  restano  imprescindibili:  la  casa  è  il  primo,  innegabile sostegno per gli homeless, in quanto diritto fondamentale della persona, e  non può essere subordinato ad altri tipi di supporto. Ad  esempio, non verrà richiesto ad   un   alcolista   di   smettere   di   bere   prima   di   dargli   accesso   al   programma; nessuno gli dirà "non devi bere", ma ci sarà sempre qualcuno che gli dirà "c'è un aiuto se tu vuoi bere meno o smettere di bere". Di  fatto, il  programma propone una forte enfasi sulla riduzione del danno, separando l'housing dagli altri fattori di emarginazione e puntando sul concetto di recovery inteso come ripresa, guarigione, risalita. Da questo punto di vista, Housing First è un progetto esemplare non solo per il servizio  sociale  che  rappresenta,  ma  anche  e  soprattutto  per  il  metodo  scelto: l'approccio alla base punta alla responsabilizzazione diretta dei  partecipanti (senza dimora, pazienti psichiatrici, persone in situazione di svantaggio socio- economico), coinvolgendoli in un  dialogo fiduciario con  altri attori del  territorio. A partire dal fatto stesso di riuscire a ricreare un patto tra inquilini  non referenziati -anzi, potenzialmente inaffidabili- e proprietari delle case, si  avanza un importante passo nel superamento del concetto di “carità” e “assistenza” a vantaggio dei concetti di “fiducia”, “incontro”, “condivisione” e “responsabilità”.  

GLI AUTORI & REGISTI
Tommaso Valente Faccio documentari e cortometraggi dal 1999. Sono sempre stato attratto da soggetti di non fiction, da storie che mi  permettano di  raccontare allo  spettatore lo spazio che attraverso nel conoscerle, nell'approfondirle e nel portarle sullo schermo. Al centro della mia ricerca c'è sempre il racconto dell'uomo e dell'ambiente e delle loro interazioni. Il mio primo documentario, Casilina Express    (2005),    raccontava    la    periferia        est    di    Roma attraverso    un    trenino metropolitano e i suoi “abitanti”. Nel 2009 ho lavorato come montatore al documentario “Non Tacere” che raccontava la storia di Don Roberto Sardelli, il prete dei baraccati e della scuola 425, un uomo che ha fatto del diritto alla casa una ragione di vita. Questi due lavori mi hanno messo a contatto con le problematiche della periferia romana e hanno segnato in maniera importante la mia idea di impegno civile e sociale. Ho così affrontato le relazioni umane tra i discendenti di vittime e carnefici della Shoah in “I fantasmi del Terzo Reich” (2012), film evento di History Channel per il giorno della memoria per le vittime dell'olocausto nel 2012 che è stato poi distribuito in circa 90 paesi da ZDF Enterprise, History Channel, National Geographic e Aetn. Ho portato sllo schermo il riscaldamento globale con “Sulle tracce dei ghiacciai – Alaska” (2015), menzione speciale al Milano Mountain film festival e Premio Stelvio al Sondrio Film Festival oltre che in concorso in innumerevoli festival internazionali, dall'Europa al Nepal. Da queste necessità nasce anche “Chronicles from the 20s”, progetto crossmediale dedicato ai ventenni da tutto il mondo, sviluppato con l'ottica di portare sullo schermo        la    generazione    che    più    di    tutte        ha        vissuto    l'accelerazione    dei cambiamenti sociali del nuovo secolo. Nel rapporto tra le generazioni si inserisce anche il corto “Apollo 2000” (2018 – Best Documentary “12months Film Festival” Cluj-Napoca, Romania), che racconta la chiusura di un cinema storico di provincia attraverso l'incontro tra un anziano esercente e una giovane studentessa. Seguo con passione alcune esperienze di cooperazione internazionale che negli ultimi hanni mi hanno portato a girare il documentario istituzionale “Se accendono le stelle” (2018), realizzato per Instant Documentary e il comune di Ravenna in Senegal e a seguire un progetto didattico nei campi profughi Saharawi, in Algeria, presso la scuola di cinema “Abidin Kaid Saleh” nella Wilaya di Boujdour, finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, coordinato da Action Aid e cofinanziato e realizzato dal comune di Ravenna, durante il quale è stato realizzato il documentario “Ravenna-Saharawi, andata e ritorno” (2019). Con “The Passenger” (cortometraggio pilota già realizzato e serie di documentari brevi sul tema dell'abitare sociale in produzione) ho intenzione di continuare a raccontare il presente con la stessa attenzione per l'essere umano, nel tentativo di restituire agli spettatori il contatto con la realtà e con il prossimo. Grazie alla mia esperienza di autore di cortometraggi di finzione e aiuto regista in numerosi lungometraggi realizzo ricostruzioni e reenact come regista di seconda unità per documentari storici. Le esperienze formative internazionali mi hanno inoltre dato l'opportunità di lavorare per alcune produzioni straniere in Italia.
Christian Poli Laureato in Storia Contemporanea alla  Facoltà di  Lettere di  Bologna, Christian Poli da sempre è sceneggiatore e scrittore. Dal 2006 al 2014 Collabora con lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, per ricerche, story editing e  correzione bozze su vari  film,  tra  i  quali  Loro  chi?;  Bianca  come  il  latte,  rossa  come  il  sangue;  Il principe abusivo; Amiche per la pelle. Nel 2017 scrive la sceneggiatura del film dal titolo provvisorio Lo spettacolo viaggiante, di Adriano Sforzi. Prodotto da Ventotto Luglio Film. Progetto vincitore del Bando per lo sviluppo della Film Commission Emilia-Romagna. In pre-produzione. È autore del soggetto e della sceneggiatura del film Umarells – Ze muvi, di Adam Selo. Prodotto da MaxMan Coop. Progetto vincitore del Bando per lo sviluppo della Film Commission Emilia-Romagna. In produzione. Con il regista Adriano Sforzi scrive soggetto e sceneggiatura di  L’urlo di Bacon, docu-fiction incentrata sul “misterioso” periodo bolognese di Francis Bacon. In  pre-produzione. Nel 2018 è  autore della sceneggiatura del film Le polveri sottili; progetto vincitore del Bando per lo sviluppo della Film Commission Emilia-Romagna. In pre-produzione con Sonne Film. È  coautore  dell’episodio pilota della docu-serie The Passengers, prodotto da Kamera Film in collaborazione con Instant Documentary. Progetto vincitore del Bando per lo sviluppo della Film Commission Emilia-Romagna.

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